Non si è fatto tanto, ma si è fatto tantissimo

L'analisi del match contro la Sampdoria

pubblicato il 18/10/2021 in L'Editoriale da Luca Neri
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Luca Neri

Woody Allen sosteneva bisognasse iniziare la propria vita morendo, cosicché il trauma grosso fosse presto superato. Personalmente non sono mai stato troppo d'accordo, ma devo ammettere che il giochino retorico funziona da Dio. Mazzarri non è Woody Allen, questo è pacifico, ma potrebbe seguire la stessa logica. Il Cagliari ha vissuto due stagioni di fiammate, che hanno lasciato solo un grande odore di bruciato.

L'autunno da Mangiafuoco di Maran lo ricordano un po' tutti, ma da Caicedo in poi furono solo rimpianti. Di Francesco era stata un'altra succosissima utopia, quella di un Cagliari romboidale che faceva finta di essere futuro indossando un 4-3-3 di diverse taglie in più. In ogni caso il grande anello di congiunzione, in una squadra che faceva la muta in continuazione, è sempre stata la difficoltà ad assorbire lo schiaffo. Si viaggiava da paura, ma appena girava storta non c'era verso di raddrizzarla. È andata così anche quest'anno. Sberla tirava sberla. Ma è successo subito, o comunque è successo. Iniziare a ragionare all'ottava giornata non è il massimo della vita ma non è nemmeno una tragedia, specie se si analizza l'enorme capitale che il Cagliari sembra avere a disposizione.

La Sampdoria ha fatto una partita banalotta, va detto, ma i rossoblù son stati bravi a concedere davvero poco: soprattutto, son stati bravi a gestire l'imprevisto, sin da quando Dalbert ha abbandonato il campo per infortunio. Mazzarri ha buttato dentro Deiola, ha ribaltato come un calzino una squadra che si era appena portata in vantaggio e i rossoblù hanno ripreso a giocare senza colpo ferire. È andata altrettanto bene dopo il gol di Thorsby, quando lo spauracchio delle rimonte subite poteva provocare il cosiddetto braccino. Al contrario, l'azione del 3-1 è stata un concentrato di cattiveria, una dichiarazione d'intenti per una squadra che stava andando a prendersi il risultato: Pavoletti contende una palla alta alla Rodman, Nandez indemoniato sulla sfera, Joao annusa il sangue e uccide.

Non si è fatto tanto, ma si è fatto tantissimo.